Il castello che non fu mai attaccato

Il castello di Copertino (LECCE)
Il Castello di Copertino

Il castello di Copertino è un maniero che non smette di stupire, tra nuovi ritrovamenti e misteri irrisolti.

Dalla luce all’ombra e dall’ombra alla luce, piace pensare alla visita nel Castello di Copertino come a una sorta di viaggio dantesco che dalla selva oscura conduce, infine, “a riveder le stelle”. Come tra l’altro si trovò a declamare anni addietro in queste sale Carmelo Bene, durante una sua estatica “lectura dantis”. O a rivedere il cielo, comunque, che fa da soffitto a un mirabolante vigneto, intervallato da fichi d’india centenari e alberi di mandorlo, che corrono lungo il perimetro delle alte mura. Ma le terrazze con le loro vigne, una sorta di piccola e preziosa riserva personale per gli abitanti del castello, non sono che il punto di arrivo di un percorso che deve partire necessariamente dal basso, dai sotterranei, molti dei quali ancora da esplorare e chiusi al pubblico, come la grande sala dove sono state trovate le tracce di diverse “fermentine”: 20 grandi silos destinati allo stoccaggio del mosto. Questa, infatti, era una delle attività più remunerative di un luogo che, sebbene eretto a scopo difensivo, in realtà non subì mai un vero e proprio attacco. Sia perché fu costruito tra il 1535 e il 1540, ovvero quando le scorrerie di turchi e ottomani erano ormai scemate; sia perché la solidità della costruzione, circondata oltretutto da un ettaro di fossato, scoraggiava le velleità dei predoni. Avvicinandosi al maniero, infatti, le mura lasciano stupefatti per lo spessore (fino a 8 metri) e la compattezza. Le uniche fessure con-cesse alla vista sono le feritoie e le aperture delle alte cannoniere che, dopo aver perso la loro originaria funzionalità difensiva, sembrano aver cambiato anche “indole” di-ventando angoli di calma e meditazione, con sedili dove fermare il passo e accomodarsi, e lavabi con getti di acqua fresca.

Lasciandosi alle spalle le decorazioni del grandioso portale d’ingresso, adornato da elementi romani e della classicità greca, ci si affaccia in un grande atrio dalla forma irregolare, tra i bastioni cinquecenteschi che inglobano le strutture precedenti, come la maestosa torre (l’unica rimasta delle quattro), in piedi dal 1265 ma probabilmente eretta in epoca prece-dente, che dista, secondo un’antica unità di misura, esattamente “2000 canne” dalla Torre Federiciana di Leverano.

È nell’atrio, invece, che si affaccia una delle parti più “spirituali” del maniero: la cappella di San Marco. Interamente affrescata, ci si può perdere con lo sguardo tra scene del vecchio e del nuovo Testamento. Il percorso può addentrarsi poi tra gli ampi saloni e corridoi, dove rimangono evidenti i segni lasciati dagli operai medie-vali che si soffermavano a tracciare archi e prendere misure con chiodi e corde o, per puro diletto, abbozzare i contorni di strambi cavalli e curiosi vascelli. Di sala in sala si possono ammirare altri affreschi risparmiati dal tempo, come quello di San Nicola e le la-bili tracce della cappella della Maddalena, quasi totalmente di-strutta, della quale, aguzzando la vista nell’ammezzato tra il piano terra e il primo piano, emergono le cromie dei dipinti a raccontarne la vita e, ancora, probabilmente l’unico ritratto attendibile della contessa di Lecce Maria d’Enghien. Il castello sembra tenere per sé i misteri più profondi, le storie di chi ha abitato le sue stanze, tra il frusciare di broccati e il clangore delle trombe. Pare concedersi solo a chi non si lascia intimorire dalla sua possanza e decide di varcarne la soglia per scoprirne oggi l’anima più gentile e accogliente che si svela con mostre di arte contemporanea ed eventi culturali.

Il castello si può visitare dal lunedì al sabato, dalle 8.30 alle 13.30.
Le visite possono svolgersi in autonomia.
Le visite guidate si tengono in occasioni particolari.
Biglietto: intero 5 euro, ridotto 2, gratuito per under 18.
Info: 0832 931612.

quiSalento, Novembre 2020, p. 10 – 11

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