Il Museo del territorio nelle serre salentine Neviano

Il Museo del Territorio a Neviano

L’abazia di San Nicola di Macugno a Neviano ospita la pinacoteca del territorio

Poco distante dall’abitato, nelle campagne di Neviano, sorge l’abbazia di San Nicola di Macugno. Un luogo che profuma di storia e dove oggi trova dimora il Museo del territorio. Una pinacoteca collettiva e fortemente identitaria, progettata e organizzata con grande cura e fervida passione dall’associazione Ecomuseo del paesaggio delle Serre Salentine di Neviano.

Il territorio racconta se stesso. Si svela in tutte le sue sfaccettature in una narrazione collettiva, comunitaria, che parte dal Medioevo e arriva fino ai giorni nostri. Si dipana tra l’odore di umido e le muffe del sottosuolo, in una grotta ipogea rischiarata dal sole che fa capolino tra le aperture e una terrazza panoramica che si affaccia sui dolci rilievi delle Serre Salentine.

L’abbazia di San Nicola di Macugno, in agro di Neviano, è un luogo avvinghiato alla storia, scavalca i secoli ad ampie falcate e mostra tutti i segni del passaggio del tempo. Circondata da antiche e ancora evidenti strade carraie, oggi si può raggiungere con una piacevole passeggiata in bicicletta, grazie alla pista ciclabile che la collega al centro abitato.

Tra le sue stanze trova dimora l’associazione Ecomuseo del paesaggio delle Serre Salentine che cura il Museo del territorio di Neviano dal 2009. Un museo etnografico nel senso più puro del termine, nato e cresciuto grazie allo spirito di una comunità che si è mossa con solerzia per fissare qui la propria storia.

Una storia che si ritrova negli utensili, nelle fotografie d’epoca, negli attrezzi agricoli, nelle arti e nei saperi di un quotidiano appena tramontato, quello della gente semplice e quello delle classi più abbienti. Negli abiti da sposa ottocenteschi, nei preziosi realizzati dagli orafi gallipolini, nelle campanelle di bronzo che accompagnavano i moribondi, nei reperti archeologici rinvenuti durante i lavori di restauro.

È intrisa di una manualità ormai persa la grande “coperta azzata”, tessuta a rilievo, al cui centro è riportato l’anno in cui fu ricamata: 1815. Mentre gli “abiti degli otto” portano l’eco della tradizione che voleva che, nei sette giorni successivi al matrimonio, la sposa non dovesse uscire di casa: poteva farlo solo l’ottavo, per andare in chiesa, indossando l’elegante vestito donatole dalla suocera.

Il racconto di comunità però, puntualizza Rita Stefanelli, presidente dell’associazione, deve necessariamente iniziare dalla grande mappa visiva e concettuale che ricopre una parete della sala d’ingresso. O magari qui terminare, perché la narrazione per immagini ideata da Aldo Summa, una delle menti più fervide del gruppo, raffigura luoghi ed elementi identitari della gente che è passata da qui, dalla zona dei pozzi, lungo i muretti a secco, nei “furnieddhi”, sulle specchie, in fondo alle cave, negli orti, tra il paese e la campagna.

Sottratti all’incuria e all’abbandono nei quali versavano fino a poco tempo fa, guariti dai crolli e con la tenace vegetazione che aveva preso il sopravvento e ammantato l’abbazia di un’aura così spettrale da farle meritare il nome di “Masseria te li tiauli”, questi spazi hanno ritrovato vita, bellezza e un lungo filo di memoria fatto di parole, immagini e oggetti che ricordano chi siamo stati.

Negli spazi esterni, alla luce del sole, le tracce del tempo si intersecano con quelle dell’uomo. Si leggono nei due silos sotterranei all’entrata dell’abbazia, un tempo usati per conservare e nascondere le granaglie. Nei palmenti per la lavorazione del mosto. Nella cava da cui furono estratte le pietre per la costruzione dell’edificio. Nella cripta scavata nella roccia, dove restano vuote le nicchie che accoglievano le icone. Nelle croci patenti, incise dai cavalieri templari di passaggio. E nel riparo ipogeo dove, in fuga dall’avanzata islamica, si nascondevano i monaci orientali.

Paura, fede, fatica, matrimoni, ricami, riti e rituali, muri a secco, pietre e rocce, compongono un paesaggio non solo da contemplare ma anche e soprattutto da conoscere e tutelare.

Il Museo del territorio di Neviano si trova poco fuori dal paese, lungo la strada provinciale che conduce a Collepasso, al chilometro 2,4.

Al momento, si possono effettuare solo visite su prenotazione, attraverso l’app Io prenoto, o chiamando al numero 333 5359193.

quiSalento, Maggio 2021, p. 12 – 13

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